Dedicato a lei.

3 05 2010

Roma sa esserti specchio severo.
E allora, ci sono giorni in cui ti guarda con indifferenza, si lascia passeggiare come una donna sorpresa da una carezza accettata e non voluta che si ritrae perché lei non ti appartiene. Perché lei non si fa prendere, quando non vuole.
Dovete convivere, lei lo sa, e proprio come una bambina ti fa i dispetti a dirti che è lei che conduce il ballo.
Sono quei giorni in cui camminando sul marciapiede un motorino con troppa fretta ti inzuppa i vestiti; o quando resti sul binario della metro aspettando il tuo treno, troppo fragile e distaccata per lottare; o cerchi nei passanti un segno di complicità ma scorgi solo uno sguardo opaco di emozioni.
E nessuno ti vede.

E ti senti sola mentre cerchi un abbraccio dalla tua città.

Poi ci sono i giorni in cui la città ti è amica: ti abbraccia con calore mentre si apre a te con complicità innocente e, timidamente piena di passione, ti svela un segreto mentre cammini veloce perché lei, prima donna, cerca il tuo sguardo e sa meravigliarti.
Questo era un giorno così …





Aria

23 04 2010





E ‘notte.

15 04 2010

Mi addormento con un pensiero dolce, sussurrato sotto le coperte, a luce spenta e a voce bassa.
Mi addormento con il cuore scaldato da te -un groviglio- che stringi sui miei fianchi per dirmi che mi vuoi bene, un bacio dietro la nuca mentre trovi il tuo spazio nei miei capelli.
Mi addormento esausta di risa, di giochi, di sguardi, di abbracci. Perché ogni briciola di energia l’abbiamo consumata insieme.
Mi addormento felice, avvolta da te, sapendo che sarai qui al mio risveglio.
Mi addormento tra le tue gambe perché vuoi dirmi tutto l’amore e questo è l’unico posto possibile.
Mi addormento con un bacio dolce di miele.





Rotonda(mente).

31 03 2010

“Sai perché i nativi americani preferiscono le costruzioni circolari?” mi chiese Charlie. Ora teneva le mani infilate sotto la testa e fissava il cielo sopra di noi.
“Perché?”
“Non ci sono ombre in una stanza rotonda. Non ci sono angoli dove gli spiriti possano nascondersi”.
Aspettai di sentire dell’altro, e invece niente. Continuò a fissare il cielo e poi chiuse gli occhi e rimase in silenzio tanto a lungo che pensai si fosse addormentato.
“Vivi una vita rotonda”, disse alla fine, piano, con gli occhi chiusi. “Vivi una vita rotonda e non avrai un posto dove nasconderti né niente da cui scappare”.
Lo disse con un tono fiducioso, che mi fece riflettere. Una vita rotonda. “Io ho degli angoli”, dissi.

Amanda Davis, Mi chiedo quando ti mancherò





Bye bye, Peter Pan

22 03 2010

“Forse l’hai già capito: non è facile crescere, ancor meno diventare adulti.
Essere grandi significa avere più libertà, più mezzi economici, ma anche molte più responsabilità.
Il tuo compito, la tua meta in fondo al viaggio, è diventare migliore dei tuoi genitori.
Alza la fronte. Non farti imbrogliare da chi vorrebbe comprare il tuo consenso con denaro o adulazioni, non ti far bastare ciò che sono disposti a darti. Il tempo ti dirà che le idee sono tanto più preziose quanto più sono diverse.
Alza la fronte e non porre limiti alla tua ambizione: essi sono fatti per essere superati attraverso passione e capacità. Non è vero che nella vita bisogna accettarsi, piuttosto è fondamentale sapere che ti puoi migliorare, qualsiasi sia la stagione che stai attraversando.
Sforzati di trovare il coraggio per dare spazio alla tua creatività, confida nel tuo talento cercandolo ogni giorno e ogni notte dentro di te.
Raschia il barile delle tue capacità, scopri ogni cunicolo della tua anima ma non donarla mai tutta, riservane sempre una briciola per ogni tua prossima passione.

L’esistenza non è una corsa di cento metri, ma una maratona meravigliosa e per arrivare alla fine occorre merito, non furbizia; voglia di essere disponibili a meravigliarsi, non infruttuose ricette alchemiche: “un uomo libero agisce sempre in buona fede e non ricorre all’astuzia”, diceva Spinoza.
Non dare retta a chi ti indica le scorciatoie, prova ad osare strade difficili, evita tutto ciò che è comodo e diffida di chi te lo propone. Fa’ crescere dentro di te rabbia e sete per l’inquietudine.
Non buttarti via, impara a dannarti senza perderti.

Alza la fronte e tieni dritta la schiena: nemmeno gli anni la curveranno, soltanto l’ignavia.
Ama la tua libertà e difendila da tutto e da tutti; adora la tua autonomia, riparala dal canto delle sirene ricattatrici: le dipendenze non fanno crescere, aiutano soltanto a smarrire il senso del viaggio.
Non farti atterrire dall’urto delle tue emozioni, contamina con l’eco di quel rombo magnifico chi, accanto a te, ha abbassato lo sguardo.
Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso.

La riga la si tira alla fine, non certo a vent’anni, e, quando ti verrà di guardare alla vita come ad una straordinaria vallata percorsa, avrai finalmente capito che la sera cui sei giunto conosce segreti che il lontano mattino nemmeno poteva immaginare; ma dovrai anche sapere che ciò che di buono è stato l’ha costruito la tua anima, così come anche ciò che le tue forze non sono state capaci di compiere.”

Paolo Crepet, I figli non crescono più





Calore e dolcezza

21 03 2010

“Wilma era seduta alla finestra, le mani che stringevano una tazza, la sua attenzione catturata da qualcosa di lontano e triste.

Non mi aveva sentito scendere, o almeno così sembrava, e rimasi ad osservarla per un istante prima di bussare sul fianco di un baule per annunciare la mia presenza.
Scosse il capo, come per dissipare le tristezza che aveva dentro, e mi sorrise, ma i suoi occhi erano neri e ancora distanti, e mi domandai cosa avesse visto. Volevo che tutto uscisse allo scoperto, i miei segreti come i suoi, che si rovesciasse tutto sul pavimento fino a formare un ammasso putrefatto da prendere a calci, perché ero stanca e non ne potevo più di sostenere quel peso.

Quella sensazione di leggerezza mi piaceva. Era così che immaginavo ci si dovesse sentire sul trapezio, come era per Mina la Ballerina. Era così che immaginavo ci si sentisse quando ti lasciavi cadere e vedevi delle mani protese verso di te, sapendo che alla fine della piroetta ti avrebbero preso. Era quella leggerezza, quel senso di vuoto, quella certezza di non precipitare su una superficie implacabile, alimentata dal tuo stesso peso. No. Volteggiavi in aria e venivi presa, facevi capriole, volavi e stringevi la presa per poi tornare infine sulla piattaforma, con le braccia in aria, al di sopra della folla, fiera della tua vittoria su ciò che non era accaduto.

Wilma sorseggiava dalla tazza. Ero quasi sicura si trattasse di whisky. Non dissi nulla, mi avvicinai in silenzio ancora immersa da quella strana sensazione e scansai un’altra sedia, scendendo a sedere lentamente, come una piuma.

Neanche lei disse nulla. Le presi la tazza e sorseggiai senza guardare dentro. Era whisky, whisky e tè, caldo, potente e dolce di zucchero e miele. Me lo sentii scorrere dentro, ma Wilma si riprese la tazza prima che potessi bere di nuovo.
“Dovresti mangiare qualcosa”, disse. “Sono giorni che non tocchi cibo. Non credo che un punch sia l’ideale come prima cosa.” Studiò la tazza, poi girò attenta il manico per bere da un punto che le mie labbra non avessero toccato.
“C’è del pane”, disse. “Potresti tostarne qualche fetta.” Annuii. Ma volevo whisky e tè, dolcezza e calore. Non volevo niente che mi riempisse e mi pesasse dentro. Volevo sentire le cose che mi seguivano di nascosto, quelle orribili cose scure e scivolose che mi trascinavo dietro da così tanto tempo. Volevo che mi venisse voglia di piangere, ma non ci riuscivo. Certo non io. Annuii e mi alzai, ancora malferma, per andare a prendere il pane e prepararmi un toast, qualcosa di solido ed affidabile.”

Amanda Davis, Mi chiedo quando ti mancherò





Fosse che …

10 03 2010
… l’opposizione inizia ad opporsi?