Ma quanto manca a diventare grande?

15 05 2010

Tutti in macchina, famiglia al completo.
Station wagon stracarica, in partenza per le vacanze che sono di 3 mesi, non un paio di settimane: è l’Italia anni ’80 vista con occhi di bambina.
Papà gira la chiave, qualche minuto per scaldare il diesel, ingrana la prima e siamo fuori dal garage.
Nemmeno 5 minuti ed io comincio: ” Ma quanto manca papà?”.
Il viaggio è breve ma la mia pazienza è più piccola di me.

Oggi come ieri: giro in macchina con papà su una collina verde e silenziosa.
Lui mi guarda con occhi che hai solo mentre osservi una parte di te che, sai che, non ti appartiene e io mi sento piccola e gli chiedo “Ma quanto manca a diventare grande?”
Lui nasconde la risposta nel sorriso di padre.
E io vorrei dirgli che glielo chiedo solo perché da grande conosci le strade e allora sai quando arrivi.

E allora saprò esattamente quale è la strada verso casa e smetterò di perdermi.
E allora arriverò puntuale con la cena in tavola alle 20.30, con la stanchezza del giorno che piega le spalle e ingrigisce il viso e la felicità della sera che tinge di rosso le guance.
E forse smetterò di andare al luna park e di sentire il cuore che scoppia in gola come fuochi d’artificio.

Forse.

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Dedicato a lei.

3 05 2010

Roma sa esserti specchio severo.
E allora, ci sono giorni in cui ti guarda con indifferenza, si lascia passeggiare come una donna sorpresa da una carezza accettata e non voluta che si ritrae perché lei non ti appartiene. Perché lei non si fa prendere, quando non vuole.
Dovete convivere, lei lo sa, e proprio come una bambina ti fa i dispetti a dirti che è lei che conduce il ballo.
Sono quei giorni in cui camminando sul marciapiede un motorino con troppa fretta ti inzuppa i vestiti; o quando resti sul binario della metro aspettando il tuo treno, troppo fragile e distaccata per lottare; o cerchi nei passanti un segno di complicità ma scorgi solo uno sguardo opaco di emozioni.
E nessuno ti vede.

E ti senti sola mentre cerchi un abbraccio dalla tua città.

Poi ci sono i giorni in cui la città ti è amica: ti abbraccia con calore mentre si apre a te con complicità innocente e, timidamente piena di passione, ti svela un segreto mentre cammini veloce perché lei, prima donna, cerca il tuo sguardo e sa meravigliarti.
Questo era un giorno così …





Aria

23 04 2010





Bye bye, Peter Pan

22 03 2010

“Forse l’hai già capito: non è facile crescere, ancor meno diventare adulti.
Essere grandi significa avere più libertà, più mezzi economici, ma anche molte più responsabilità.
Il tuo compito, la tua meta in fondo al viaggio, è diventare migliore dei tuoi genitori.
Alza la fronte. Non farti imbrogliare da chi vorrebbe comprare il tuo consenso con denaro o adulazioni, non ti far bastare ciò che sono disposti a darti. Il tempo ti dirà che le idee sono tanto più preziose quanto più sono diverse.
Alza la fronte e non porre limiti alla tua ambizione: essi sono fatti per essere superati attraverso passione e capacità. Non è vero che nella vita bisogna accettarsi, piuttosto è fondamentale sapere che ti puoi migliorare, qualsiasi sia la stagione che stai attraversando.
Sforzati di trovare il coraggio per dare spazio alla tua creatività, confida nel tuo talento cercandolo ogni giorno e ogni notte dentro di te.
Raschia il barile delle tue capacità, scopri ogni cunicolo della tua anima ma non donarla mai tutta, riservane sempre una briciola per ogni tua prossima passione.

L’esistenza non è una corsa di cento metri, ma una maratona meravigliosa e per arrivare alla fine occorre merito, non furbizia; voglia di essere disponibili a meravigliarsi, non infruttuose ricette alchemiche: “un uomo libero agisce sempre in buona fede e non ricorre all’astuzia”, diceva Spinoza.
Non dare retta a chi ti indica le scorciatoie, prova ad osare strade difficili, evita tutto ciò che è comodo e diffida di chi te lo propone. Fa’ crescere dentro di te rabbia e sete per l’inquietudine.
Non buttarti via, impara a dannarti senza perderti.

Alza la fronte e tieni dritta la schiena: nemmeno gli anni la curveranno, soltanto l’ignavia.
Ama la tua libertà e difendila da tutto e da tutti; adora la tua autonomia, riparala dal canto delle sirene ricattatrici: le dipendenze non fanno crescere, aiutano soltanto a smarrire il senso del viaggio.
Non farti atterrire dall’urto delle tue emozioni, contamina con l’eco di quel rombo magnifico chi, accanto a te, ha abbassato lo sguardo.
Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso.

La riga la si tira alla fine, non certo a vent’anni, e, quando ti verrà di guardare alla vita come ad una straordinaria vallata percorsa, avrai finalmente capito che la sera cui sei giunto conosce segreti che il lontano mattino nemmeno poteva immaginare; ma dovrai anche sapere che ciò che di buono è stato l’ha costruito la tua anima, così come anche ciò che le tue forze non sono state capaci di compiere.”

Paolo Crepet, I figli non crescono più





Buon San Valentino!

14 02 2010

Che poi io non l’ho mai festeggiato …

Rock ‘n’ Roll sur les Quais de Paris, Paul Almasy, 1950s





Strisce pedonali

9 01 2010

Le strisce pedonali a Roma hanno l’unico scopo di fungere da arredo urbano.
Molto trendy, però: quest’anno le righe si portano!





(S)regolare

7 01 2010

 “Annibale, dopo aver varcato i Pirenei e le Alpi, scese nella pianura Padana. Poi, dopo aver sconfitto Scipione, dopo aver messo in fuga Sempronio presso il fiume Trebbia, dopo aver scacciato Flaminio presso il lago Trasimeno, si mise in marcia verso l’Italia meridionale.
Allora il senato nominò dittatore Q. Fabio Massimo che, inviato contro il nemico tante volte vincitore,  fronteggiò l’attacco di Annibale; e infatti, ben informato dalle precedenti disfatte, modificò la tattica di guerra.
Conduceva l’esercito attraverso luoghi elevati e impervi, non si affidava alla sorte in nessuna situazione, non tratteneva mai le truppe nell’accampamento, poiché temeva l’impeto cartaginese. Provocava continuamente l’esercito di Annibale ma non dava al nemico alcuna occasione di battaglia. All’improvviso attaccava i soldati che uscivano dall’accampamento di Annibale per fare rifornimento, indebolendo la schiera e facendo prigionieri i soldati sbandati. Così il vincitore scappò dalle scaramucce. Tuttavia l’esitazione di Fabio non era gradita ai Romani e quello fu soprannominato irridentemente “Temporeggiatore”. Allora Fabio di sua spontanea volontà depose il comando della guerra e ritornò privato. Ma poco tempo dopo, annunciata la disfatta di Canne a Roma, Fabio per la sua prudenza fu nominato console.

 
C’era un epoca in cui gli eserciti scendevano al centro di una pianura, si preparavano accuratamente, la fanteria pesante al centro e la cavalleria su entrambe le ali; gli uni di fronte agli altri, schierati immobili in una nervosa attesa del segnale ed, al suo arrivo, la battaglia aveva inizio.
In questa stessa epoca, Fabio Massimo stravolse le regole della battaglia e, anche se deriso, portò avanti le sue idee e vinse contro uno dei nemici che rischiava di mettere in ginocchio Roma.
 
Ed allora penso …
 
Penso che ci insegnano che “se ti comporti bene, se dai retta agli insegnamenti, se segui le regole, avrai una vita per bene e magari, con un po’ di fortuna, arriverai da qualche parte”.
Mi sa che è un trabocchetto.
 Penso che le regole, in verità, servono a discriminare tra chi ha il coraggio di andare oltre e chi, invece, preferisce la sicurezza di una vita costruita su fondamenta gettate da altri. Chi ha coraggio stravolge le convenzioni e le riscrive con stile proprio, rischiando di sbagliare, ma rischiando anche il successo.
 
Ben inteso, non sono per l’anarchia, non faccio il tifo per una totale “deregolamentazione” dell’individuo e della società -che probabilmente porterebbe al caos ed al collasso definitivo della società come intesa oggi- ma guardo la mia generazione e penso che forse, a volte, siamo sopraffatti da regole, imposizioni e doveri che non ci lasciano spazi.
Sembra che buona parte della nostra vita sia già scritta per noi da mano altrui e che i margini di manovra siano stretti e spesso difficili da percorrere.
Si avvicinano i 30 anni, parlo con i miei coetanei e vedo che siamo ancora pieni di sogni, di desideri e soprattutto di speranze per il futuro; non ci rendiamo conto che il futuro comincia oggi (o è già cominciato?!?) e che questo è il momento di dare sfogo a … noi!
Giusto seguire regole, tradizioni e convenzioni; giusto non abbandonare quello che ci è stato insegnato; ma giusto imparare a discernere quali regole si adattano a noi e quali hanno bisogno di essere riscritte da noi: la vita è in continuo movimento e possiamo indirizzarla verso direzioni più a nostra misura oppure possiamo rimanere al sicuro nella gabbia che altri hanno costruito per noi, ma senza rimpianti domani.
 
Oggi pensavo questo, dopo un anno difficile in cui mi sono sentita come chiusa in un piccola scatola.

Pensavo che Picasso ha scomposto il corpo umano e l’ha ricomposto nella sua visione.
Se avesse fatto solo ritratti delle cose come appaiono …