Bye bye, Peter Pan

22 03 2010

“Forse l’hai già capito: non è facile crescere, ancor meno diventare adulti.
Essere grandi significa avere più libertà, più mezzi economici, ma anche molte più responsabilità.
Il tuo compito, la tua meta in fondo al viaggio, è diventare migliore dei tuoi genitori.
Alza la fronte. Non farti imbrogliare da chi vorrebbe comprare il tuo consenso con denaro o adulazioni, non ti far bastare ciò che sono disposti a darti. Il tempo ti dirà che le idee sono tanto più preziose quanto più sono diverse.
Alza la fronte e non porre limiti alla tua ambizione: essi sono fatti per essere superati attraverso passione e capacità. Non è vero che nella vita bisogna accettarsi, piuttosto è fondamentale sapere che ti puoi migliorare, qualsiasi sia la stagione che stai attraversando.
Sforzati di trovare il coraggio per dare spazio alla tua creatività, confida nel tuo talento cercandolo ogni giorno e ogni notte dentro di te.
Raschia il barile delle tue capacità, scopri ogni cunicolo della tua anima ma non donarla mai tutta, riservane sempre una briciola per ogni tua prossima passione.

L’esistenza non è una corsa di cento metri, ma una maratona meravigliosa e per arrivare alla fine occorre merito, non furbizia; voglia di essere disponibili a meravigliarsi, non infruttuose ricette alchemiche: “un uomo libero agisce sempre in buona fede e non ricorre all’astuzia”, diceva Spinoza.
Non dare retta a chi ti indica le scorciatoie, prova ad osare strade difficili, evita tutto ciò che è comodo e diffida di chi te lo propone. Fa’ crescere dentro di te rabbia e sete per l’inquietudine.
Non buttarti via, impara a dannarti senza perderti.

Alza la fronte e tieni dritta la schiena: nemmeno gli anni la curveranno, soltanto l’ignavia.
Ama la tua libertà e difendila da tutto e da tutti; adora la tua autonomia, riparala dal canto delle sirene ricattatrici: le dipendenze non fanno crescere, aiutano soltanto a smarrire il senso del viaggio.
Non farti atterrire dall’urto delle tue emozioni, contamina con l’eco di quel rombo magnifico chi, accanto a te, ha abbassato lo sguardo.
Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso.

La riga la si tira alla fine, non certo a vent’anni, e, quando ti verrà di guardare alla vita come ad una straordinaria vallata percorsa, avrai finalmente capito che la sera cui sei giunto conosce segreti che il lontano mattino nemmeno poteva immaginare; ma dovrai anche sapere che ciò che di buono è stato l’ha costruito la tua anima, così come anche ciò che le tue forze non sono state capaci di compiere.”

Paolo Crepet, I figli non crescono più

Annunci

Azioni

Information

2 responses

24 03 2010
pietroperrone

E’ bellissima la foto sull’altro post; quella lacrima in technicolor su quel dolce volto b & w è emozione viva.
Emozione malinconica, come le parole del dialogo.

E un pò di melancholica distanza percepisco anche nelle parole di Crepet al giovane figlio.

Mi viene in mente – potrebbe essere una risposta – la lettera di Franz al padre Kafka. Chissà se il figlio di Crepet vive il personaggio paterno come il povero Franz, vittima di fronte al proprio carnefice, condannato di fronte al suo boia.
“Alza la fronte e tieni dritte le spalle”, non dice così il padre al figlio?
Esortazione? Ordine? Invito? Raccomandazione? Insegnamento? Esempio?

Chissà. Intanto il figlio di Herman (era quello il nome, no?) ha portato i segni delle ferite nel proprio io per sempre. Non si sono cancellati mai.
Erano anche i segni di un tempo storico diverso, di una cultura differente, di un personaggio intimamente a brandelli. Oggi è diversa la figura di padre, perchè diversi sono i tempi, la storia, la cultura, ecc.

“Forse l’hai già capito: non è facile crescere, ancor meno diventare adulti.”
Già; duro farsi la scorza, per voi giovani. Le ferite continuano a sanguinare e non si rimarginano. Non basta una carezza, e neanche una parola dolce. Ci vuole il tempo, quella medicina introvabile in confezioni blister.
Ed è dura diventare adulti.

E’ dura anche esserlo, adulti.

Molti, li vedo, fanno i peter pan a vita. Li vedo in jeans, maglietta, palestrati, occhiali a specchio, impomatati, flessuosi ed elastici… poi li guardi meglio e… si vede che il tempo li ha consumati da dentro, li ha svuotati come fanno le termiti col legno. Gusci vuoti, fragili e rinsecchiti. Apparentemente perfetti, ma decrepiti… mi fanno ridere.

Ma tu?
Ti immagino un pò come la foto dell’altro post. Ancora ferita. In primavera, mi hai scritto una volta, in attesa dell’estate che arriverà.
Il tempo è necessario anche per te?
Chissà.

Intrusione, questa mia.
Forse non ho il diritto di invadere il tuo spazio.
Se posso permettermi, solo un’ultima cosa: sappi che i giorni di primavera sono davvero i più belli, profumati e irripetibili.
Quando sarà arrivata l’estate, all’improvviso ti passerà per la mente la fragranza di quella stagione passata di corsa, o passata in un’attesa un pò beckettiana.
Ti passeranno vicino due ragazzi che si danno appuntamento, per ballare, o studiare, o bere qualcosa e… tutto il tuo io, corpo e anima non desidererà altro che le lancette dell’orologio corrano all’indietro.
E disperata ti accorgerai che lui non obbedirà mai.

Quando quella lametta ha ferito una sera normale mi è rimasto per sempre un segno. Ed anche se ai miei giorni (cinquantenne sereno, forse), apollineo, mi gusto la serenità del tempo che scorre – come guardo il fiume dalle rive dei lungotevere – desidero come un ubriaco, un pazzo, un esaltato, di tornare ad avere un’età che non tornerà più. La respiro, ne sento l’odore, una canzone “dei miei tempi” mi fa battere il cuore all’impazzata.
Ma sappi – so – che quel respiro, quell’odore, quella canzone, appartengono ad una dimensione che ho oltrepassato per sempre.

Felice, oggi.
Ubriaco, ebbro di vita, allora, in quell’allora che fu.

(La malinconia – sei autorizzata a pensarlo – ce l’ho messa io. Tu, forse, solo le foto, qualche brano di letteratura e le migliori intenzioni.
scusa davvero l’invasione militare)

29 03 2010
180gradi

mi piace quello che scrivi di tempo, di crescere, di malinconia e di primavera.
🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: